Il C.d.S. sentenzia ed ordina all’Amministrazione di eseguire la sentenza. L’ordine arriva nelle stanze dove ferve un lavoro frenetico, dove i faldoni si sovrappongono sulle scrivanie degli impiegati e ancor più dei dirigenti ma, per oltre sei mesi dalla notifica del cittadino, non trova un posto dove fermarsi.
Il controinteressato, tapino cittadino che non ha altri strumenti per far eseguir la sentenza, rivolge umile istanza al C.d.S. Questi, pur oberato di lavoro, nei tempi oggettivamente necessari, considerando l’enorme mole di lavoro dell’Amministrazione e il suo endemico ritardo nella risoluzione delle pratiche, concede benevolmente altri tre mesi, non ritenendo necessario risarcire il controinteressato delle spese sostenute. Al secondo ordine, dietro istanza del tapino, segue un terzo, con la concessione di un altro mese, anche se questa volta con la nomina di un Commissario ad acta. E così trascorrono anni.
Come è tollerante il C.d.S.!
Vittorio Pratola
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