11. C.d.S.  E LE INTERPRETAZIONI DELL’AMMINISTRAZIONE

   Le sentenze del C.d.S. sono inappellabili ma eventuali ripensamenti sono sempre possibili quamdo, nel momento dell’ottemperanza, l’Amministrazione decide che la sentenza vada interpretata riduttivamente a suo vantaggio.

   Il caso emblematico è la sentenza del TAR che non solo ha riconosciuto legittime tutte le richieste di un cittadino che si è sentito leso nei suoi interessi, condannando altresì l’Amministrazione al pagamento delle spese processuali e dell’onorario dell’avvocato, ma che ha addirittura aumentato la somma risarcitoria.   Probabilmente il TAR ha tenuto presente la pesante svalutazione del denaro che si è avuta con il passaggio dalla lira all’euro;  della lentezza della burocrazia nell’ottemperare alle sentenze;  dell’esiguità degli interessi che l’Amministrazione deve corrispondere e delle tasse che lo Stato impone sui rimborsi che arrivano anche a dimezzarli.

   Il C.d.S. non è d’accordo con le decisioni del TAR:  eccessive le richieste del cittadino e quindi non del tutto accettabili, per cui non riconosce tutti i risarcimenti da esso deliberati e compensa addirittura le spese:   non si può condannare lo Stato a tanto dispendio finanziario, non è giusto che un cittadino percepisca un rimborso così elevato (si parla di ben quattro o cinquecentomila euro, con la rivalutazione e gli interessi di soli trentacinque anni!),   soprattutto se il cittadino è un semplice professore che ha uno stipendio già tanto sostanzioso.

   Tuttavia nella stesura della sentenza il C.d.S. conferma, senza modificare la locuzione del testo del TAR come professore ISEF con la locuzione come professsore di liceo.  La decisione è del tutto consapevole, visto il suo rifiuto di riconoscere al ricorrente il danno pensionistico, perché inesistente in quanto dipendente dello Stato.

   La decisione del TAR non era stata neanche contestata dall’Avvocatura dello Stato, ma l’Amministrazione la considera errata (una decisione del C.d.S. può essere errata se è inappellabile?) e i suoi conti la ignorano.   Le rimostranze del cittadino cadono nel vuoto perché il C.d.S., compiacente ed ossequiente alle decisioni dell’Amministrazione statale, ha la facoltà di decidere a livello semantico e a livello logico come vanno interpretate le sue sentenze, inppellabilmente, per giustificare l’operato dei funzionari dell’Amministrazione a difesa degli interessi dello Stato che poi li compenserà con più consistenti premi di produttività.

Vittorio Pratola

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