Dopo tanti ritardi nell’esecuzione degli ordini dell’Eccellentissima Corte da parte dell’Amministrazione, arriva una penale: 150 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione degli ordini della Corte, a decorrere dal trentunesimo giorno dalla pubblicazione dell’Ordinanza. Questa volta, con soli otto giorni di ritardo, l’Amministrazione procede (a questo punto, infatti può intervenire la Corte dei Conti che può non rivolgersi all’Amministrazione ma a una persona reale responsabile).
L’esecuzione della sentenza, tuttavia, non è valida ed è il C.d.S., ancora una volta, a sancirlo. Passano così altri mesi e si giunge a una nuova esecuzione, questa volta accettata dal ricorrente. L’Amministrazione fa i suoi conteggi e dimentica di calcolare la penale per i giorni intercorsi tra la prima offerta e la seconda (si tratta di circa 40.000 euro!)
Alla richiesta del ricorrente, il C.d.S., considerando giustamente che l’Amministrazione ha risposto tempestivamente, anche se parzialmente alla sua sentenza, sancisce che al ricorrente spettano soltanto 450 euro perché l’Amministrazione ha calcolato male i giorni intercorsi tra la fine del mese e il giorno in cui ha prodotto l’offerta, annullando la penale relativa a circa dieci mesi di ritardo.
Giustizia è fatta: un poco per uno non fa male a nessuno!
Ora il ricorrente sa che può sperare di farsi pagare dall’Amministrazione, con i dovuti ricorsi al C.d.S., a sue spese, ben 350 euro tra tre o quattro anni!
Vittorio Pratola
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