3. Democrazia: il sistema feudale.

A livello umano, il processo di socializzazione non è molto diverso:  il potere nasce dai  singoli e si esercita su di essi e ciò che avviene per un gruppo si ripete fra i gruppi, in forme sociali sempre più ampie, fino al costituirsi degli Stati, nei quali diventa indispensabile una forma di legittimazione e quindi una giustificazione più o meno accettabile, ma in ogni modo relativa a qualcosa  o a qualcuno che non sia l’immediato detentore del potere.

    Un esempio molto evidente è il sistema feudale.  Dopo la dissoluzione dell’Impero Romano sono le orde barbariche che si contendono il potere, ossia l’appropriazione e lo sfruttamento di ciò che resta di esso.  Sono etnie più o meno grandi di uomini armati guidati da un capo assoluto che, dopo anni di lotte, vedono l’affermarsi del gruppo più forte.

    Carlo Magno, agli inizi del nono secolo d.C., ha conquistato gran parte dell’antico Impero Romano con la forza delle armi, con la forza del suo gruppo di Comites ai quali spetta una parte del potere da lui conquistato.  Il suo potere non può essere giustificato dalla violenza e deve ricorrere al compromesso con un altro potere che da tanti secoli si è affermato come espressione della volontà di Dio. Il Cristianesimo si è diffuso in tutto il territorio romano e il Papa è il rappresentante di Dio in terra.  Egli può investire del potere di Dio Carlo Magno che è Imperatore di un Sacro Romano Impero non in virtù delle armi, perché queste sono state soltanto gli strumenti attraverso i quali si è potuta realizzare la volontà di Dio.

   Questo sistema, che trova la sua legittimazione nella teoria del potere di origine divina, è molto fragile in quanto il potere è certamente verticistico ma è esercitato piramidalmente dal gruppo:  il capo lo esercita sui suoi più vicini collaboratori e questi, a loro volta, sui loro, in una gerarchia discendente sempre minore. Si determina così una scala di poteri che dai vassalli, ai valvassori e ai valvassini si esaurisce nei cavalieri.  Ma chi detiene il potere tende, sempre con la forza, a mantenerlo, ad aumentarlo e a tramandarlo, dimenticando la sua origine, per cui il gruppo iniziale si sfalda e con esso viene meno il potere del capo.   L’eredità dei feudi maggiori prima e quello dei feudi minori dopo è di fatto, se non di diritto, riconosciuta e legittima la proprietà e i titoli che ancora oggi tanti nobili rivendicano e di cui si gloriano, dimenticando le violenze e i soprusi su cui si sono costituiti.  Basti un solo esempio: fino alla fine dell’ottocento era ancora in vita il ius primae noctis, il diritto del signorotto locale che poteva, legittimamente, stuprare le giovani spose.

  Nelle prime civiltà, soprattutto quelle tribali, i dominanti discendevano la loro forza da entità superiori, da quegli Dei di cui erano gli eletti o i discendenti.  E il periodo degli eroi e dei semidei che non è soltanto dei tempi omerici o dell’antico Egitto, ma si è conservato anche oltre fino ai nostri giorni.  Pensiamo a Napoleone Bonaparte che si incorona con la corona ferrea pronunciando le parole Dio me l’ha data, guai a chi la tocca; pensiamo alla nascita dello Stato italiano, quando il primo Re d’Italia è tale per grazia di Dio e volontà della Nazione; pensiamo ai Sovrani d’Inghilterra, incoronati al grido Dio salvi il Re, perché è sempre Lui testimone di un potere che continua a considerarsi ultraterreno.

  Il potere politico, inteso come prevalenza della propria volontà su quella degli altri che si esercita nella società, segue sempre quello economico. D’altra parte quest’ultimo corrisponde a quello che nel branco è la priorità che ha il capobranco, e in successione la gerarchia, di soddisfare i propri bisogni.  Quando un branco uccide una preda, il capo ha la parte migliore, poi tutti gli altri; e se la preda è piccola qualcuno può rimanere a bocca asciutta. 

   Il potere economico consiste nel possesso degli strumenti per la produzione dei beni di consumo, strumenti che Marx definiva capitale, ossia lavoro congelato, quella parte del prodotto del lavoro che non veniva restituito a chi l’aveva prodotto, perché il capitalista pagava soltanto l’energia occorsa a produrlo.  In effetti, nel gruppo la forza si concentra nelle mani di chi è più abile e il gruppo esercita la sua forza su chi non fa parte del gruppo.  Si determina in tal modo una gerarchia sociale in cui sussistono classi diverse che insieme costituiscono il popolo. 

   Nelle società teocratiche, tuttavia, in cui la classe dominante si considerava di origine divina, il popolo era la massa dei dominati che subivano la prepotenza economica e politica di quella minoranza che si dichiarava investita dalla volontà di Dio.

Vittorio Pratola

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