1a parte
Siede con le vicine su la scala a filar la vecchierella, incontro là dove si perde il giorno e novellando vien del suo bel tempo, quando al dì di festa ella si ornava ed ancor giovane e bella solea danzar la sera intra di quei ch’ebbe compagni dell’età più bella. Gli artisti, i poeti riescono ad intuire e ad esprimere verità e situazioni impensabili e ingiustificabili. Diceva Platone che la poesia è divina mania perché il poeta attinge latte e miele nel mondo degli Dei e riesce a trasmettere tante verità, pur non essendo esperto di nulla. Per questo nel mondo classico c’era l’invocazione alle Muse il cui aiuto doveva rendere sublime la creazione poetica. Anche Dante, quando deve affrontare il racconto dell’ineffabile, invoca le divinità: O buono Apollo, a l’ultimo lavoro fammi del tuo valor siffatto vaso come dimandi a dar l’amato alloro … Entra nel petto mio e spira tue ,,, La poesia è ispirazione divina che va oltre i limiti dell’intelletto umano, anticipando intuitivamente verità che solo e non sempre diventano comprensibili razionalmente.
Leopardi vede nella vecchierella la giovane fanciulla che danzava con i suoi compagni e in effetti in quel momento il presente della vecchierella è la sua giovinezza che non ritorna per un attimo ma è presente, è parte integrante e costitutiva della sua dimensione reale, quella di una donna avanzata nell’età ma pur sempre ancora la giovane di un tempo che fu.
Ogni uomo è come un microcip di potenza strabiliante, infintamente più complesso e creativo di quelli costruiti dall’uomo. Questi, infatti, sono capaci di sincresi ed in parte anche di sintesi, ma non possono andare al di là dei dati che racchiudono, mentre quello umano è capace di uscire da ogni schema e raggiungere conclusioni che non sono desunte dai dati in suo possesso, ma sono frutto di un salto oltre ogni logica.
Siamo il nostro passato nel senso che ogni momento, ogni relazione umana, ogni esperienza che abbiamo fatto sono entrate a far parte del nostro essere. Tutto quello che abbiamo vissuto ha modificato il nostro essere perché è divenuto un tassello del nostro presente. Ognuno di noi è un punto dinamico o meglio l’articolarsi in un costante processo dinamico di puntualizzazione in un modo di essere che contiene e conserva in sé tutto il passato. Il presente si costituisce del passato che pertanto è presente.
Già alla nascita siamo il presente rinnovato, unificato e trasformato dei nostri antenati, fino alle profondità ancestrali dell’uomo primitivo. Il codice genetico, pur essendo unico e diverso in ogni uomo, contiene tutti i codici dei nostri antenati, costituendosi di essi, senza ridursi a nessuno di essi. Nella profondità del cervello, forse nell’ipotalamo, una minuscola parte del nostro cervello, sono presenti stati d’animo e comportamenti che ci riconducono agli stadi iniziali dell’esistenza umana e che comunemente vengono definiti come istinto. Non sono soltanto ricordi della specie che tornano di tanto in tanto, ma fattori attivi e continuamente operanti nel presente, o meglio sono il passato che è presente.
Fin dalla vita uterina il nostro essere presente irripetibile si attiva nella corteccia cerebrale non soltanto in relazione alla dimensione fisiologica, ma anche in relazione alle sollecitazioni ambientali, agli influssi delle radiazioni cosmiche e a tutto ciò che ci viene dalle relazioni umane. In altri termini, ogni uomo non è soltanto il presente, il punto di convergenza di un’ascendenza verticale, ma anche di una multidirezionalitè di incidenze che entrano a far parte del suo presente. Nel presente individuale non convergono soltanto le relazioni umane del proprio tempo e del proprio spazio, ma anche quelle di tempi e di spazi diversi, veicolati dalla storia, dalla letteratura, dall’arte, dai mass media, in una parola dalla cultura. In ogni uomo, in qualche modo, è presente almeno una parte o un aspetto di rna moltitudine sterminata di altri uomini, come ogni uomo è, in qualche modo, incidente in una moltitudine di altri uomini. Sarebbe come dire che ogni uomo è l’immortalità di momenti, di parti di tanti altri uomini e ogni individuo continua ad essere nel presente di altri uomini, in qualche modo.
Pratola Vittorio
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