LA VITA

1° parte

  La vita. Che cosa è la vita? Ho vissuto e vivo la mia vita; ho goduto e godo, ho sopportato e sopporto la mia vita; ho amato e amo la mia vita, anche se non conosco la vita. E’ mia perché la vita è l’irripetibile dimensione di un solo ed unico essere umano, che in questo caso sono io, io di oggi e di sempre.

   Tanti anni fa ho cercato di chiarirmi il concetto di vita, senza riuscirci.  La scienza non considera i concetti astratti e nel vivente, colui che vive, la vita è la capacità di conservarsi e di riprodursi, che in fondo è quello che ci dice il pensiero filosofico.  A volte mi sembra di vedere la vita attraverso dei versi del Carducci che mi tornano in mente dai tempi della scuola media e che cito come la mia memoria li ha conservati: … via, non fo per dire, ma oggi sono una celebrità.  E so legger di greco e di latino e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù, non son più cipressetti un birichino e sassi in specie non ne tiro più e massime alle piante. … Intesi allora che i cipressi e il sole una gentil pietade avean di me e presto il mormorio si fe’ parole – Ben lo sappiamo, un pover uom tu se’. Ben lo sappiamo, il vento ce lo disse che rapisce degli uomini i sospi, come dentro al tuo petto eterne risse ardon che tu né sai né puoi lenir. A le querce ed a noi tu puoi contare l’umana tua tristezza e il vostro duol. Vedi come pacato e azzurro è il mare, come ridente a lui discende il sol. E  come questo occaso è pien di voli, com’è allegro dei passeri il garrire. A notte canteranno i rosignoli, rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire, i rei fantasmi che dai fondi neri dei vostri cuor battuti dal pensiero guizzan, come dai vostri cimiteri, putride fiamme innanzi al passegger. Rimanti e noi domani a mezzo il giorno, ti canteremo noi cipressi i cori che vanno eterni tra la terra e il cielo … e Pan l’eterno, che sull’erme alture a quell’ora e nel pian solingo va, il dissidio o mortal delle tue cure nella diva armonia sommergerà. Mi sembra di vedere il groviglio di stati d’animo che si rincorrono, si contrappongono, coesistono contraddittoriamente in una complessa e difficile unità in cui fattori interni ed esterni interferiscono e si amalgamano, fino ad annullarsi in una realtà nuova e diversa.

   La vita ha due livelli, strettamente congiunti, totalmente distinti:  il livello vegetativo e quello psichico.  Il primo è regolato da leggi comuni a tutti gli individui, ed è il fondamento naturale dell’altro.  Dal livello corporeo giungono molti degli elementi che incidono sulla dimensione psicologica e su di esso si scaricano tensioni e sollecitazioni che vengono da quello psichico, quasi sempre imprevedibili e indeterminabili preventivamente.

   La vita biologica si svolge secondo i ritmi delle funzioni organiche le cui variazioni vengono recepite nella dimensione psichica ed interpretate.  Tali variazioni possono essere momenti costitutivi delle funzioni medesime, ma  nella maggior parte dei casi, sono determinate dal rapporto con il mondo circostante.  Le sensazioni che i sensi trasmettono sono dovute, infatti, agli stimoli che li colpiscono.  Non sono questi che li avvertono perché li subiscono come alterazione delle proprie tensioni biologiche ed è la variazione che viene trasmessa al livello psichico, dove acquista una qualificazione. In altri termini il suono, l’immagine, il gusto, l’odore sono tali a livello cerebrale, dove acquistano significato e valutazione.  Si tratta di una valutazione, ossia di una qualificazione che non è mai oggettiva e prevedibile, e quindi riconducibile alle leggi della razionalità, ma soggette al modo in cui la dimensione psichica le accoglie.  Una stessa sensazione può essere positiva o negativa per individui diversi, ma anche per lo stesso individuo in momenti diversi e addirittura positività e negatività possono coesistere nello stesso momento.  La vista di un tramonto stupendo può provocare sentimenti di pace, di benessere e di serenità, o tristezza, senso di solitudine e angoscia.

Pratola Vittorio

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