1a parte
Le premesse per ipotizzare le caratteristiche fondamentali del futuro dell’umanità sono ormai sufficientemente consistenti. Se il presente à ancora un risultato nuovo e dinamico del concentrarsi del passato, il futuro non sembra altrettanto capace di rinnovarsi e di differenziarsi dal presente
Da sempre l’uomo cerca il principio della realtà, l’unità del molteplice, la legge immutabile del divenire, L’intelletto umano è capace soltanto di schematizzare, di comprendere, cioè di ridurre ad unità la molteplicità. Le leggi della scienza sono schemi che, sulla base del passato, immobilizzano il futuro. Il fondamento dell’intelletto umano, che nella sua derivazione dal latino, è un intus legere ossia un andare al di là delle variazioni esterne per attingere ciò che permane oltre quelle, è il principio di causalità. Dato un effetto, ci deve essere una causa e se comprendo la causa posso intervenire sull’effetto, modificandolo a mio piacimento. Il principio di causalità assume come evidente ed incontrovertibile la necessità che lega l’effetto alla causa e quindi la sua prevedibilità, come negazione assoluta della creatività.
Soprattutto dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, i grandi progressi della scienza avevano esteso il campo di ricerca scientifica dai fenomeni fisici a quelli biologici e antropologici. E’ in questo periodo, infatti, che si moltiplicano gli studi di questo tipo, dalle ricerche di Mendel, sui caratteri ereditari, alle teorie del Lombroso sulla stretta connessione dei caratteri fisici di una persona ai suoi comportamenti sociali, alla teoria del Darwin che fa dipendere l’evoluzione degli esseri viventi dalle variazioni ambientali e, successivamente, alle teorie psicoanalitiche di Freud e dei suoi immediati discepoli. In tutti restava radicata la convinzione che la natura non facit saltus ossia che è sempre possibile cercare e risalire alla causa per intervenire sull’effetto. E’ la grande euforia che infiamma la scienza e che tristemente viene vista e vissuta dai poeti, da coloro, cioè, in cui alla razionalità si accompagna il sentimento. Basta pensare ai Malavoglia del Verga, un romanza che si apre con il cigolio di un carro che passa e si conclude con lo stesso cigolio, In mezzo c’è stata la tragedia della famiglia dei Malavoglia ma essa non ha cambiato nulla perché tutto è preordinato, secondo una necessità, l’ananke, il fato, ciò che è scritto, a cui l’uomo deve sottostare e su cui non può intervenire in alcun modo. Chi pretende di essere attore di modifiche è soltanto un vinto Ma è tutta la letteratura del primo novecento che avverte l’oppressione di una visione meccanicistica e deterministica dell’esistenza umana e rivendica il valore dell’individuo nella sua particolarità e in quegli aspetti che non sono riducibili a schemi prefissati, ma conseguenza della sua irrazionalità
In questi ultimi cinquanta anni le scienze biologiche, antropologiche e sociologiche hanno fatto passi da gigante. Il DNA ormai non ha più segreti: non soltanto si leggono sempre più chiaramente e particolarmente i suoi dati costitutivi, ma si interviene su di esso con asportazioni o inclusioni, ossia con trasformazioni che predeterminano caratteri e comportamenti futuri dello stesso DNA. In vitro, è prassi comune riprodurre e moltiplicare cellule diverse e, sulla base delle leggi di Mendel, realizzare la fecondazione artificiale con gameti femminili e maschili che abbiano particolari caratteristiche somatiche o con codici genetici predeterminati.
A livello cerebrale sono molto avanzati gli studi che permettono di agire sullo stesso cervello con stimoli elettrici che provocano reazioni fisiologiche, ma si studiano anche le reazioni a droghe particolari, con le quali è possibile intervenire per modificare comportamenti individuali. Si tratta di un primo passo fisiologico del processo di condizionamento della personalità che ne potrebbe essere la conseguenza.
Gli sviluppi dei mezzi di comunicazione, capillarmente diffusi, soprattutto tra le nuove generazioni, sono diventati efficaci strumenti di orientamento dell’opinione pubblica e determinano comportamenti spersonalizzanti, modi di pensare e di agire che annullano le differenze individuali e incrementano il processo di massificazione. Personaggi virtuali fanno opera di convincimento e di indottrinamento, non soltanto con messaggi sub-liminari ma anche con pressioni minacciose e previsioni di conseguenze catastrofiche. Si costituiscono così i branchi sempre più numerosi per numero di componenti e sempre più simili per motivazioni e modi di comportarsi. Ormai la cibernetica ha reso possibile superare le vecchie funzioni dei calcolatori, che ora sono in grado di associare e costruire insiemi letterari, articoli scientifici, sistemi musicali, tutte manifestazioni dell’intelligenza umana: è l’intelligenza artificiale che, per fortuna, è come quella umana, cioè è capace di schematizzare operando nel relativo contesto delle sue informazioni. Ogni forma di definizione, infatti si riduce e si conclude in sé, perdendo ciò che può essere al di là dei confini delle sue acquisizioni.
Vittorio Pratola
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