LA SECONDA REPUBBLICA

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6a puntata

L’Italia di oggi è un paese in atteaa, costernato e deluso di fronte ad una classe poltica che ha ereditato tutti i limiti di quelli che grandeggiavano nella prima, perseguendo soltanto i propri interessi individuali, e che di quelli ha accentuato i difetti e l’egoismo. Non c’è peggior tiranno di chi ha dovuto obbedire al tiranno e non c’è peggior amministratore di chi ha visto amministrare la Cosa pubblica come cosa privata.

La reazione a situaziooni stanche e senza vie di uscita è violenza. Inizialmente la violenza è del privato, del singolo,  è uno degli aspetti più eclatanti di una società turbata, come attualmente è della nostra società. E’ violenza contro sé ed è violenza privata contro le istituzioni  e contro il vicino, contro la donna o contro il minore, è violenza fine a se stessa, senza motivazioni e senza limiti. Ma la violenza può trovare una sua legittimazione ed esaltarsi fino a proporsi come un ideale quando trova una giustificazione anche estrinseca alla quale poter far riferimento e con la quale diventare, per l’individuo singolo, motivo di comportamento e di rivendicazione di sé non più come singolo ma come espressione ed attuazione di un valore che lo sublima.

   Il pericolo di questa seconda Repubblica italiana è proprio la violenza, violenza di massa, violenza che può allargarsi come macchia d’olio su una superficie piana. Essa può scaturire da rivendicazioni salariali, da torti o pseudo-torti, lamentati senza che nessuno presti attenzione, subiti per motivi occasionali come catastrofi naturali, scompensi meteorologici o paura di perdere ciò che si ha e ancor di più dal convincimento di essere defraudati di diritti sacrosanti. Risentimenti antichi, antipatie razziali, frustrazioni infantili possono divenire scatenanti e generare violenza.

Quando manca lo Stato, o meglio l’idea dello Stato e viene meno la volontà del cittadino  di proiettarsi in esso  per riconoscersi e  per confortarsi nelle proprie scelte e azioni, la miseria individuale ha il sopravvento e le risposte irrazionali possono coagularsi intorno a delle motivazioni banali. Oggi il cittadino si sente solo e la struttura sociale non gli offre qualcosa in cui poter credere e alla quale potersi affidare, per cui il passaggio alle forme demagogiche è già in atto e il passo ulteriore non può essere cha la dittatura di uno o di pochi, ossia di coloro che opereranno esclusivamente a vantaggio proprio e a danno degli altri.

   La  seconda Repubblica è nata male, con tutti i difetti  della prima dai quali non ha saputo liberarsi e della prima ha perduto quelle motivazioni che in qualche modo e per un certo tempo, senza dubbio significativo ed importante, hanno reso possibile l’incontro e lo scontro di forze che insieme hanno dato vita a un sistema politico. Quando tale sistema si è annullato nella corruzione e nell’esaurimento di problemi che la storia ha svuotato di significato, ha lasciato il posto ad un associazionismo e a un consociativismo di interessi particolari che non possono non esaurirsi rapidamente per il carattere totalmente  contingente del loro essere.

Nuovi problemi mondiali o entità supernazionali che attualmente sono in fieri potranno dare nuove direttive politiche e con esse una nuova configurazione a quella seconda Repubblica italiana che deve ancora effettivamente nascere.

V.Pratola

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